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Lucio Silla, K135 - Act III - Recitativo - 'Celia, Cinna non piu'

👤 Peter Schreier, Arleen Auger, Julia Varady, Edith Mathis, Helen Donath, Werner Krenn, Salzburger Rundfunk- und Mozarteumchor, Mozarteum-Orchester Salzburg, Leopold Hager 🎼 Lucio Silla, K135 Acts II & III (15-23) [Volume 13] ⏱️ 8:39
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⏱️ 8:39 duration
🆔 ID: 23462478

📜 Lyrics

Chelia Cina non più
Roma, il Senato di mia Giustizia e del delitto altrui il giudice sarà
Più che non credi, fi Cecilio, la vita
Necessaria esser cuore dei giorni tuoi?
L'ha disperata giugno il suo consorte
Creda che estinto e alle sue braccia usa
So ch'ognor più l'odio comun m'han reso, ma
Un trattato tradito vuol vendetta e l'avrà
Stanco son io di temer sempre palpitar la vita agitata et incerta
Fra un barbaro spavento e un viver per morire ogni momento
Ah!
Speri in van, sì spera, fra l'eccidio funesto
E sanguinoso, trovar la sicurezza ed il riposo
La furiosa giugna correre tu vedrai ad
Assolar le vie di Quirène e di Mai
Testare in petto può dei nemici tuoi quel lagrimoso ciglio
Vedo più che non pensi il mio periglio
Amor, gloria, vendetta, sdegno, timor io sento affollarmi, sì al cor
Ogniun pretende d'acquistarne l'impero
Amor lusinga mira ponia la gloria, ira m'accende, fretta
O timor m'agghiaccia, m'anima la vendetta e mi minaccia
Dei fieri assalti in preda alla difesa accinto
Di Silla il cor fia vincitor o vinto
Malato illustre al fine decide Ardea, sì omerto quel glorioso alloro
Che mi adombra la chioma, e giudice ne voglio il mondo e Roma
Anima vil, o giugno, che pretendi?
Che vuoi?
Roma è saluta nel tollerare un tradimento alfiglio
È stupida, è insevuto in questo segno
Padri coscritti, innanzi a voi per chiedo e vendetta che qui fa?
Chi t'ha reimplorata una sposa infelice e voi vendetta a un cittadino?
Ai dei consorti il sangue inombra
Chi vota il cuore in mezzo al sole?
Calma gli sdegni tuoi tergi, bel ciglio
Inutile quel pianto e vano è tuo furor
De' miei delitti, della mia crudeltade a Roma in faccia spedatrice
Ti voglio, e in questo loco di Silla il cor conoscerai fra poco
La sposa mia, che mira è qual arcan che fia?
Roma, il Senato e il popolo mi ascolti
A voi presento d'un cittadin proscritto che disprezzare
Leggi osa o furtivo, e che d'un ferro armato in Campidoglio
Alle mie squatre appresso tento svenare il dittatore stesso
Grazia ei non cerca, anzi di me non teme, e moltraggia e detesta
Ecco il momento che decide di lui
Silla cui adopri l'autorità che Roma al suo braccio affidò
Giungia a mi senta e mi insulti se può, quell'empio Silla, quel
Superbo tiranno a tutti odioso vuol che viva Cecilio e sia tuo sposo
E salva ver mia vita
E la sposa?
Qual giugno!
Qual cambiamento è questo?
Che fu?
L'ode agli dèi stupidi resto
Padri coscritti, or da voi cerco e voglio
Quando vergò la mano in questo foglio
Te cittadin proscritti, e tutti i nomi accoglie
Ciascun ritorni alle paterne soglie
Oh come degno sei del supremo splendor ra cui tu siedi
Costretta ad ammirarti ovvi e veri
Anche la mia rovina certa prevedo
In mezzo al pubblico piacer fra tante
Loghi con il labbro sincer prodiga Silla
E perché Cinna è solo e in fra occulti pensier
Confuso giace, e diviso da me sospira e tace
Fedele amico
Oh lascia di chiamarmi così
Sappi ch'ognora contro di te nel seno il mio fier celai
Per opera mia tornò Cecilio a Roma
In Campidoglio per trucidarti io corsi e ormai
La-Tu a bastanza dicesti io tutto intesi
Dolce speranza mia!
La pena or senti d'ogni trama nascosa
Celia, germana mia, sarà tua sposa
Bella virtù!
Quel generoso core e quale agio sconceco!
Mi s'accende sul volto vergognoso un rossor
Come posseo?
Quel rimorso mi basta e tutto ho plio
Lieto!
Atto regal fine il mio costante amar
Della clemenza vostra tenebro
E di quel cor umano
La virtù, la pietà
Ecco la mano
Qual de' trionfi miei equagliato tra
Questo eterni dei lascia ai piedi tuoi
Grazia e moritante
Dei miei consigli della mia lode
Tu latrigi, or sono pentito
A Ofidio sorci Io ti perdono
Così lodevol obra coronisi da me
Romani amici, al capo mio si tolga il rispettato alloro e trionfale
Più di dator non son
Son vostro uguale
Ecco alla patria resa la libertade
Ecco asciugato al fine il civil pianto
Ah, no!
Che il maggior bene la grandezza non è madre
Soltanto ed etimo d'affanni, di frodi e tradimenti
Anzi per lei cieco mortal dalla calcata
Via di giustizia e pietà spesso travia
Ah sì conosco a prova che assai più grata l'alma d'un
Menzogner splendore e l'innocenza e la virtù del core

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